The closest thing to us

 













The closest thing to us (2022)


Nel 2021 secondo Google, i primi marchi di moda di tendenza, tra i consumatori statunitensi più giovani, erano tutte aziende di fast fashion.
Durante gli anni '90 il concetto di "fast fashion", ossia "moda rapida" ( più rapida ed economica del pret à porter ) ha iniziato a farsi strada nel mercato grazie alla crescita di realtà aziendali come Zara o H&M.
Il vantaggio di acquistare abiti presso questi negozi è innanzitutto l'opportunità di avere capi di ultima tendenza o ispirati alle costose collezioni di brand famosi con un budget accessibile. Ma non è solo il fattore economico ad avere peso nelle scelte dei consumatori.
La moda, dal punto di vista psicologico e sociale, ci permette di soddisfare diversi bisogni e nello stesso tempo diventa ponte di passaggio tra la realtà che percepiamo, e viviamo quotidianamente, e i nostri desideri: come vorremmo apparire, come vorremmo essere e sentirci percepiti dagli altri.
A volte c'è una certa corrispondenza tra queste due dimensioni, a volte no e da qui scatta la necessità di creare una sorta di "assonanza" o congruenza tra il reale e il desiderato. La moda allora realizza, attraverso il gioco del cambio d'abito e degli accessori, la possibilità di cambiare identità in un attimo.
In questo lavoro ho utilizzato gli abiti come oggetti o maschere rappresentando questa ricerca di nuova identità. Sovrastrutture di tessuti e vestiti come spazi da abitare per ricostruirsi, sono il concetto di questa prima parte del lavoro.  La fast fashion ci permette di sperimentare un certo ruolo e cambiare immagine, ma in modo "reversibile” senza mai rischiare troppo o mettendosi troppo in gioco.
Questa massima libertà di entrare ed uscire dai ruoli si realizza con un budget ridotto, dalle aziende dove viene portata avanti la filosofia del fast fashion. 
Tuttavia il lowcost ha un costo su più livelli: un capo d’abbigliamento come viene prodotto per rientrare dentro certi costi e farne profitto? Come la modalità usa-e-getta incide sull’ambiente per la produzione, la distribuzione e lo smaltimento? 
Negli ultimi anni in controtendenza c’è un nuovo modo di approcciarsi all’abbigliamento che timidamente è nato con piccoli mercatini del vintage ed oggi ha preso piede con fiere mercato, swap party, laboratori di sartoria creativa o re-fashion, riciclo dell’abbigliamento a favore di enti benefici fino all’affitto di capi e borse. La rivendita di vestiti usati secondo GlobalData diventeranno un business da 51 miliardi di dollari entro il 2025.
Questa attenzione all’usato, alla moda etica ed ecosostenibile racconta di persone che iniziano a desiderare di poter dare “valore” agli oggetti e creare liberamente nuove forme di espressione di sé, rivalorizzando la propria immagine attuale