Mrs.Hollow is coming to play


















Mrs Hollow is coming to play


"Un giorno Mrs.Hollow si era stufata di dover adattare la sua faccia ad ogni situazione: per essere felice, per essere triste, per essere annoiata, per arrabbiarsi o per consolare gli altri. Così decise di costruirsi una faccia da sé. Finalmente una faccia pronta per ogni emozione.

Prese carta, colla e pennelli e costruì la sua nuova faccia.

Mrs. Hollow era così felice della sua nuova faccia che decise di non togliersela più. Neanche quando era a casa.

E quando un giorno invecchiò purtroppo non si ricordava più com’era una volta la sua vera faccia. 

A tanta gente succede come a lei".



In questo lavoro prosegue la mia indagine sul rapporto tra identità e corpo.

Ho preso ispirazione dal lavoro della Brotherus che con “Portrait Series” omaggia il lavoro di Baldessari sul tema dell’autoritratto dell’artista mantenendo però il viso nascosto. Baldessari stesso ha realizzato una serie di ritratti di artista con il volto nascosto da oggetti, sostenendo che il viso poteva distogliere l’attenzione. 

Tuttavia io un volto l’ho inserito e mi sono ricollegata, nella mia ricerca, al lavoro di Inge Morath “The Mask Series” con l’artista Saul Steinberg, dove attraverso delle maschere semplici, disegnate da Steinberg, viene messo l’accento su come indossiamo maschere sociali per adeguarci alle aspettative e mistificare le nostre vere emozioni.

Quindi ho immaginato una piccola storia prendendo spunto da “Favole al telefono” di Rodari costruendo una narrazione come per i libri per bambini dove la protagonista fa cose: si veste, legge, passeggia, esce di casa, va nel bosco ( e qui il lavoro potrebbe proseguire). 

In particolare ho pensato ai racconti di Andy Pandy che forse in Italia non credo sia conosciuto, ma quando ero bambina negli anni ‘70 era molto popolare da noi in Scozia. 

La canzone di entrata dello show e degli audiolibri diceva appunto “Andy Pandy is coming to play”, che nel mio lavoro ha appunto una doppia valenza di gioco, ma anche di interpretare una parte, cioè non essere se stessi, ma recitare un’altra identità. Infine “hollow” in inglese vuol dire “vuoto”, che è un po’ il vissuto che accomuna coloro che sentono il bisogno di costruire un’identità inautentica per potersi relazionare con se stessi e con gli altri.